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Microrepair, quei microcristalli che ricostruiscono lo smalto dei denti

31 ottobre 2006

Intervista a  Norberto Roveri

A cura di: Silvio Mini

Già in commercio il dentifricio della Guaber che impiega i microcristalli sintetizzati dal Laboratorio di strutturistica chimica biologica e ambientale dell’Università di Bologna. Per la prima volta un dentifricio è in grado di riparare l’idrossiapatite dei denti.
Microrepair

Da un lato la ricerca di base dei chimici del Ciamician, dall’altro l’applicazione su scala industriale della Guaber. Al centro una ricerca di base che in pochi mesi si traduce in un brevetto e nella commercializzazione di un dentifricio ad alto contenuto tecnologico. In estrema sintesi è questa la storia di Biorepair, il nuovo prodotto distribuito da Guaber impiegando come principio attivo le microparticelle di idrossiapatite sintetizzate dal Laboratorio di strutturistica chimica biologica e ambientale diretto dal prof. Norberto Roveri. "I nostri cristalli – spiega il docente – sono estremamente attivi e in breve tempo si legano all’idrossiapatite naturale dello smalto riparando le cavità prodotte dall’usura meccanica e dagli agenti chimici. Il principio attivo che Guaber ha ora brevettato permette di ricostruire tessuti che da soli non si possono rigenerare. Rispetto ai dentifrici tradizionali con effetto anestetico, dunque, il nuovo dentifricio con microrepair ha un effetto curativo".

Il connubio tra Guaber e Università di Bologna ha prodotto risultati in tempi molto rapidi. La Guaber ha finanziato con 45 mila euro la ricerca di Barbara Palazzo, giovane chimica fresca di dottorato. E a circa un anno di distanza è stata messa a punto la formula per produrre su scala industriale un principio attivo che in laboratorio viene manipolato in quantità irrisorie.

Il nuovo dentifricio, presentato pochi giorni fa nell’aula magna del Ciamician, è però figlio di una ricerca che viene da lontano. "Trent’anni fa – racconta Roveri – quando ero appena laureato il Prof. A. Ripamonti cominciò a studiare, per primo a  Bologna con tecniche diffrattometriche di raggi X, la struttura del collageno e, in particolare, i tessuti biologici calcificati: la chimica dei sistemi biologici in quei tempi non andava certo di moda, tra i chimici, come oggi, ma gradualmente abbiamo studiato il tessuto osseo e i processi di mineralizzazione, realizzando materiali applicati nel campo dell’odontoiatria e poi nelle terapie oncologiche, dove i nostri cristalli sono stati impiegati per somministrare in maniera mirata i principi attivi. Gualandi è venuto a conoscenza di questa nostra esperienza nel settore e ci ha chiesto di pensare un dentrificio tecnologicamente avanzato".

Il connubio tra Università e Guaber, che proseguirà nel tentativo di ampliare l’utilizzo dei microrepair nel campo dell’igiene orale, ha intanto partorito un originale impiego del marchio Alma Mater. Il dentifricio appena commercializzato infatti esce accompagnato da una lettera su carta intestata dell’Università di Bologna in cui si attesta che il prodotto è frutto di un lavoro di ricerca scientifica. "Guaber – conclude insomma Roveri – ha scelto l’Università di Bologna per certificare la qualità del proprio prodotto".