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"Saperi che servono". La ricerca umanistica e sociale in un'età di riforme

Un convegno internazionale, mercoledì 14 settembre, nell'Aula Absidale di Santa Lucia. studiosi di indiscussa fama internazionale si interrogheranno sulla definizione della ricerca umanistica, sulle condizioni materiali e politiche che ne consentono lo svolgimento, sulla sua valenza formativa e sociale, sulla sua valutabilità e sul suo valore

Serve, oggi, la "ricerca umanistica"? E se serve, serve a chi? E chi può valutarla, e sulla base di quali criteri? E che cosa sono, esattamente, le "scienze umanistiche" e "sociali"? E cosa dovranno essere, nei prossimi anni e per le prossime generazioni? Il convegno internazionale "Saperi che servono" è insieme un grido d’allarme, un’occasione di dialogo e una proposta d’impegno comune: una proposta rivolta a tutti coloro che, in questa lunga e caotica "età di riforme", dovranno seriamente ripensare l’Università del futuro. In Italia e non solo.


A Bologna, il 14 settembre  in un luogo e in una data in cui gli Atenei di tutto il mondo convergono per ribadire i principi fondativi della Magna Charta Universitatum (15-16 settembre) si sono dati appuntamento alcuni fra i maggiori rappresentanti delle discipline "umanistiche" e "sociali", dagli studi letterari all’antropologia, dalle scienze dell’educazione alla sociologia, dalla semiotica alla psicologia: Susan Bassnett (Warwick), Remo Ceserani (Bologna), Iain Chambers (Napoli L’Orientale), Michele Cometa (Palermo), Gaetano Domenici (Roma Tre), Umberto Eco (Bologna), Ugo Fabietti (Milano Bicocca), Marco Guicciardi (Cagliari), Silvia Kanizsa (Milano Bicocca), Bruno Mazzara (Roma La Sapienza), Sandro Mezzadra (Bologna), Mariella Pandolfi (Montréal), Pierluigi Pellini (Siena), Silvia Ronchey (Siena), Chiara Saraceno (Berlin), Nadia Urbinati (New York). Sarà presente, e parteciperà attivamente al dialogo, anche Fiorella Kostoris, membro della nuova Agenzia per la valutazione del sistema universitario (ANVUR) da cui dipenderà in modo consistente il futuro della ricerca italiana. Porteranno il loro contributo, in veste di interlocutori, numerosi rappresentanti della ricerca d’area scientifica: a dimostrazione che il dialogo deve essere ampio, aperto, coraggioso.


Il recente dibattito sulla cosiddetta "legge Gelmini" (240/2010) ha reso infatti evidente un pregiudizio diffuso: che la "ricerca" coincida innanzitutto e quasi soltanto con l’attività delle scienze cosiddette "esatte". Tale pregiudizio si riflette in numerosi indirizzi politico-economici, comuni a molti paesi occidentali: dalla definizione dei criteri preposti alla valutazione della ricerca alla progressiva atrofizzazione dei canali di finanziamento nazionali e internazionali; dal sempre più pressante invito a elaborare autonome strategie di "caccia alle risorse" che privilegiano il settore privato e dunque le discipline in apparenza più "monetizzabili" al crescente discredito di cui sono fatti oggetto i titoli di studio non immediatamente "professionalizzanti". Si tratta di un cambiamento epocale che ha rovesciato, specialmente in Italia, gerarchie di prestigio un tempo ben diverse. Eppure, moltissimi settori d’attività (pubblica e privata) rendono o dovrebbero rendere indispensabili ricerca e formazione in ambito umanistico: da scuola e formazione alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, dalla comunicazione allo spettacolo, dalla mediazione interculturale all’analisi politologica e sociale. Possiamo permetterci di dissipare un patrimonio di saperi, metodi e valori che è parte così grande della nostra storia, e che dovrebbe esserlo del nostro futuro?       


E' un appuntamento di valore cruciale, dunque, quello che avrà luogo il 14 settembre nel più antico Ateneo dell’Occidente: gli studiosi chiamati a raccolta tutti di indiscussa fama internazionale, ma appartenenti a generazioni e discipline diverse, e provenienti da diverse esperienze di formazione e ricerca si interrogheranno sulla definizione della ricerca umanistica, sulle condizioni materiali e politiche che ne consentono lo svolgimento, sulla sua valenza formativa e sociale, sulla sua valutabilità e sul suo valore.


Il convegno internazionale - voluto, promosso e organizzato da un comitato di Ricercatori dell’Alma Mater Studiorum, patrocinato dalle Facoltà dell’area umanistica e sostenuto dall’Ateneo tutto - è rivolto insieme all’Università e alla società civile. Perché il senso e il destino della ricerca riguarda tutti: docenti, studenti, cittadini.