Forlì e la Giornata mondiale del rifugiato
19 giugno 2012
La Facoltà di Scienze Politiche "R. Ruffilli" ha realizzato una serie di iniziative che hanno coinvolto esperti, docenti, studenti, profughi e rifugiati in un percorso di riflessione sulle difficili scelte che un rifugiato è spesso costretto a compiere nel corso della propria vita alla ricerca di protezione. E domenica 24 è in programma una Festa della Solidarietà
In occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2012, la Facoltà di Scienze Politiche "R. Ruffilli" di Forlì ha organizzato il percorso "Forlì, città di rifugio?". All'iniziativa - realizzata insieme all'Assessorato al welfare e cooperazione allo sviluppo del Comune di Forlì, il Museo interreligioso di Bertinoro, la Caritas di Forlì-Bertinoro, la Comunità di S. Egidio e la cooperativa Dialogos - hanno aderito l’UDU (Unione degli Studenti Universitari), l’associazione culturale "Il pane e le rose", l’AGIR (Associazione Giovani Islamici di Romagna), il centro Welcome e START Romagna.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha proposto come tema di quest’anno la riflessione sulle difficili scelte che un rifugiato è spesso costretto a compiere nel corso della propria vita alla ricerca di protezione. Nel percorso "Forlì, città di rifugio?" il tema è stato affrontato anzitutto con il seminario "La condizione del rifugiato oggi: figure giuridiche e dati sociali", tenuto da Cristina Contartese (tutor di Diritto Internazionale nella Facoltà) e da Alessandro Fiorini (Terre d’asilo, Regione Emilia-Romagna), che hanno chiarito come l’Unione Europea abbia innovato nel campo della protezione internazionale prevedendo la protezione sussidiaria e la protezione temporanea accanto al vero e proprio diritto d’asilo. Certo, molto resta da fare, in Italia e in Europa, per arrivare davvero a non respingere e a non abbandonare chi cerca protezione, ma occorre anche riconoscere che qualcosa è stato fatto, e dunque cercare di rafforzare l’attuazione del principio di solidarietà, che finora esiste solo in forma debole, ed anche se possibile - così si è concluso il seminario dopo il dibattito - pensare a delle procedure di ingresso protetto che estendano l’attenzione a chi corre rischi anche prima che questi raggiunga le frontiere europee.
Il percorso è proseguito poi con studenti, profughi e rifugiati insieme per una visita guidata alla città di Bertinoro e al locale Museo interreligioso. Con oltre sessanta persone, di tutte le confessioni religiose e provenienti – oltre che da Italia e Romania - da Afghanistan, Iran, Pakistan, Egitto, Somalia, Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Togo, Ghana e Burkina Faso, ci si è ritrovati insieme a parlare, a visitare Bertinoro e infine, sotto la guida di Enrico Bertoni, direttore del Museo Interreligioso e della docente Unibo Maura de Bernart, a visitare le sale del museo dedicate all’Ebraismo, al Cristianesimo e all’Islam.
Ne è nato un bel confronto a piccoli gruppi, di tipo interreligioso e soprattutto umano, arricchito delle testimonianze di chi è sfuggito in tempi recenti alle guerre e alle persecuzioni. A., donna somala, ha raccontato: "E' vero, c’è bisogno di leggi giuste, c’è bisogno di mezzi, ma io non sarei riuscita a sopravvivere. Nessun rifugiato - e forse nessuno in genere - può sopravvivere, se non incontrando abbastanza umanità".
Il percorso forlivese prosegue mercoledi 20 giugno, alle 20,45, presso la casa Buon Pastore (via dei Mille, 28 - Forlì), con la proiezione del film-documentario "Mare chiuso", introdotto dal giornalista Paolo Lambruschi e seguito dalle testimonianze di alcuni profughi eritrei. La conclusione, poi, domenica 24, stessa sede, alle 18, con una Festa della Solidarietà, che studenti e rifugiati stanno preparando per tutti gli altri immigrati e per i cittadini.