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Sarcoma di Ewing: una fondazione americana finanzia la ricerca

Un progetto, coordinato dalla professoressa Michela Rugolo del Dipartimento di Biologia e svolto in collaborazione con la dottoressa Katia Scotlandi dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, ha ottenuto un importante finanziamento per portare avanti gli studi per contrastare la rara forma di tumore che colpisce le persone giovani.

50.000 dollari arriveranno all'Alma Mater da parte della fondazione americana Liddy Shriver Sarcoma Initiative. "Serviranno a finanziare un progetto di ricerca sul sarcoma di Ewing - spiega la professoressa Michela Rugolo - che sarà portato avanti in collaborazione con l'Istituto Rizzoli".

"Il percorso che questa fondazione ha perseguito per arrivare ad erogare il finanziamento - prosegue la docente - è stato singolare. Dopo una prima application da parte nostra nel gennaio 2010, abbiamo ricevuto un parere negativo, supportato dai commenti  di 5 revisori (10 pagine), che suggerivano tuttavia di ri-sottomettere il progetto. La seconda versione, migliorata in seguito ai suggerimenti dei revisori, è stata premiata con il  finanziamento."


Il sarcoma di Ewing è un tumore che colpisce prevalentemente persone giovani, nell’infanzia o prima adolescenza. "Essendo questo un tumore raro - spiega Michela Rugolo - le grandi industrie farmaceutiche non sono interessate a investire risorse per lo sviluppo di farmaci efficaci nel contrastarne l’effetto devastante, e questo si ripercuote negativamente sulla qualità del trattamento dei pazienti."


Il progetto intende focalizzarsi su due aspetti potenzialmente utilizzabili per un futuro approccio terapeutico. Il primo consiste nel chiarire gli eventi molecolari innescati da una proteina, CD99, molto promettente perché la sua attivazione induce la morte delle cellule.  Interventi mirati su questo processo potrebbero consentire di eliminare o almeno ridurre la massa tumorale in modo selettivo, dato che CD99 è presente solo nelle cellule tumorali. Come secondo scopo il progetto si propone di ottenere un quadro esauriente delle mutazioni nel genoma mitocondriale associate a questi tumori, finora mai analizzate. Evidenze ottenute in altri tumori hanno dimostrato che queste mutazioni  possono influenzare il processo di morte cellulare, e quindi anche quello indotto dall’attivazione di CD99. A tale proposito è importante sottolineare che la identificazione di mutazioni nel DNA mitocondriale in numerosi campioni di tumori di Ewing disponibili presso l’Istituto Rizzoli potrebbe fornire indicazioni utili per la prognosi, contribuendo anche ad una migliore classificazione dei pazienti, con il fine ultimo di ottimizzare i protocolli  terapeutici.

"Il Laboratorio di Oncologia Sperimentale del Rizzoli riunisce i dati relativi a tutti i casi di tumore maligno osseo osservati nel nostro Ospedale dal primo gennaio 1982 ad oggi - spiega la dottoressa Scotlandi. - È una delle casistiche più vaste a livello mondiale e rappresenta uno strumento essenziale per tutti i tipi di ricerca epidemiologica e clinica in oncologia muscolo-scheletrica."


Partecipano al progetto, coordinato dalla prof.ssa Michela Rugolo, Dipartimento di Biologia, e svolto in collaborazione con la dr.ssa Katia Scotlandi, Istituto Ortopedico Rizzoli, la dott.ssa Anna Maria Porcelli, Dipartimento di Biologia, e il dr. Giuseppe Gasparre, Unità di Genetica Medica, Dipartimento di Scienze Ginecologiche, Ostetriche e Pediatriche, Università  di Bologna.