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Ciclisti più sicuri con le “biciclette retroriflettenti”

Un gruppo di ricercatori dell’Alma Mater ha sperimentato l’applicazione sulle bici dello stesso materiale retroriflettente normalmente utilizzato per delimitare gli ingombri posteriori dei camion. E i risultati in termini di visibilità sono eccezionali


Può sembrare strano, ma una maggiore sicurezza per i ciclisti può arrivare anche da uno dei pericoli più grandi per chi viaggia su due ruote: i mezzi pesanti
. L’idea è stata sperimentata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna, che hanno pensato di applicare sui telai delle bici lo stesso materiale retroriflettente normalmente utilizzato per delimitare gli ingombri posteriori dei camion.

La ricerca, pubblicata su Human Factors con il titolo “Reflective tape applied to bicycle frame and conspicuity enhancement at night”, nasce da una collaborazione tra il Dipartimento di Psicologia e il settore di Ingegneria delle strade del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Alma Mater.

Uno dei pericoli maggiori per chi viaggia in bici nelle ore serali o notturne è la poca visibilità dovuta alla mancanza o al malfunzionamento di mezzi di segnalazione luminosa. “Per aumentare la visibilità dei ciclisti – spiega Marco Costa, docente Unibo tra gli autori della ricerca – abbiamo valutato la possibilità di applicare materiale retroriflettente direttamente al telaio della bicicletta in modo che l’illuminazione coi fari da parte di veicoli la rendesse immediatamente percepibile in lontananza. Nello specifico si è testato l’utilizzo di materiale retroriflettente rispondente alla normativa ECE/ONU 104: si tratta delle bande retroriflettenti utilizzate attualmente per delimitare gli ingombri posteriori dei mezzi pesanti”.

Le bande retroriflettenti sono state posizionate nelle forcelle posteriori, nel sottosella e in corrispondenza del catadiottrico posteriore della due ruote. E i risultati in termini di visibilità sono eccezionali. Se infatti un ciclista senza luci viene normalmente notato da un automobilista ad appena 36 metri di distanza, una bicicletta dotata di materiale retroriflettente viene percepita a una distanza più di quattro volte superiore: 168 metri.

“Viaggiare su una bici arricchita di questo tipo di materiale – continua Marco Costa – equivale ad indossare un giubbotto ad alta visibilità con inserti retroriflettenti. Ma mentre il giubbotto deve essere trasportato e indossato ogni volta dal ciclista, l’applicazione di materiale retroriflettente alla bicicletta aumenta la sicurezza in modo permanente e senza la necessità di ulteriori azioni”.

Nello studio vengono riportati anche i risultati di altre ricerche in cui la stessa metodologia è stata studiata in caso di illuminazione pubblica accesa, in caso di pioggia e con il materiale retroriflettente applicato alle pedivelle dei pedali. In tutti i casi il materiale retroriflettente si è dimostrato un ottimo ausilio per aumentare decisamente la visibilità della bicicletta nelle ore serali e notturne. “Naturalmente – avverte Marco Costa – questo sistema non è pensato come alternativo ai dispositivi di segnalazione luminosa, che rimangono sempre fondamentali, ma come complemento al fine di impedire investimenti da parte di veicoli e di aumentare la sicurezza dei ciclisti in condizioni di scarsa visibilità”.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Bologna che ha lavorato allo studio è composto dal prof. Marco Costa e dal dott. Leonardo Bonetti per il Dipartimento di Psicologia e dal prof. Andrea Simone, dalla dott.ssa Valeria Vignali e dal dott. Claudio Lantieri per il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali.