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Pallavolo. Il Cus Bologna piange la scomparsa di Nerio Zanetti

Scomparso a 77 anni, era un cussino ad honorem. Aveva trascorso una piccola parabola da giocatore poi, all’inizio degli anni Settanta, allena la squadra dell'Alma Mater portandola dalla serie D alla A2

Era uno dei nostri. Sì, Nerio Zanetti, che ci ha lasciato a 77 anni, era un cussino ad honorem. E non solo perché sua moglie, Marinella, continua a portare avanti con entusiasmo la sua missione di allenatore e di tecnico dell’atletica (con Marinella abbiamo vissuto l’esaltante epopea di Ester Balassini, e non solo). Nerio era uno dei nostri perché nel Cus Bologna, qualche annetto fa, ci aveva giocato. Nel Cus Bologna aveva allenato, scrivendo alcune delle pagine più belle della storia della pallavolo universitaria.

Nerio sarebbe diventato un grande a prescindere dalla sua presenza in ambito Alma Mater, ma è un motivo d’orgoglio – oggi, che tutto il mondo del volley e dello sport cittadino lo piange – ripensare al cammino percorso insieme. Ai sogni e ai progetti. Sogni sì, di Giovanni Minghini e Benito Braschi (rispettivamente presidente e segretario generale del Cus Bologna tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta), ma concretizzati perché Nerio non aveva paura di nulla. “Nemmeno delle fortissime squadre sovietiche”, dirà qualche suo giocatore scudettato con la Zinella.

Nerio non poteva aver paura di cominciare dal basso, perché dalla sua aveva passione, aveva talento, il sacro fuoco dell’allenatore e dell’educatore. E, forse in questo il Cus lo ha aiutato a crescere, in ambito accademico si è confrontato con le esperienze più disparate. E con queste si è abituato a convivere, traendo il meglio da ciascuno. Intendiamoci, Nerio prendeva il meglio, ma restituiva con la stessa misura. Pretendeva tanto, ma dava, gratuitamente, con altrettanta energia e trasporto. Perché chi giocava e si allenava con lui, migliorava. Sì, migliorava sul campo e cresceva come uomo.

Con il Cus aveva trascorso una piccola parabola da giocatore poi, all’inizio degli anni Settanta, si ritrova in panchina. Il Cus Bologna è contemporaneamente povero (di finanze) e ricco (di sogni). Ai sogni, Nerio, aggiunge quel buon senso e quella praticità che gli permettono di accettare, senza spaventarsi, scommesse sulla carta impossibili. Prende una squadra in serie D, la porta in A2. La porta in alto, senza imporre spese folli al Cus, che del resto non avrebbe avuto nemmeno le forze per farlo. No, Nerio non vuole lo straniero di grido. Guarda i suoi ragazzi negli occhi. Li spinge, con la forza del sorriso e della persuasione, a migliorarsi. Intendiamoci: non riesce a trasformare un giocatore scarso in un campione di grido. Ma anche dall’atleta meno talentuoso trova il modo di ottenere il meglio delle sue capacità. Perché sa che ciascuno, all’interno di un gruppo, può dargli qualcosa. È questo il suo segreto. È questa la forza misteriosa di un Cus Bologna che arriva quasi al top anche nel grande volley.

In questa stagione, a Catania, il Cus ha vinto due titolo nel volley. Un evento epocale lo abbiamo definito, presentando questi successi al magnifico Rettore Francesco Ubertini. Ci piace, a distanza di qualche mese, riprendere quei titoli, perché, quando ne parlammo, ricordammo proprio la figura di Nerio che, non a caso, è uno dei personaggi cardine di “Lacrime Sudore Scudetti”, il volume che celebra i prima settant’anni della famiglia Cus Bologna. Nerio – il Cus si unisce al dolore della moglie Marinella, della figlia Cristina e delle nipoti Anna e Sara – faceva parte della famiglia Cus Bologna. Dopo averci regalato sudore (in palestra) e scudetti (leggasi promozioni a raffica) è il momento del Cus Bologna del presidente Piero Pagni. È il momento delle lacrime, perché oggi il Cus piange un grande allenatore, una straordinaria persona che ci ha insegnato a vincere e a perdere. Con il sorriso sulle labbra. Senza arrenderci mai. Grazie amico Nerio.