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Un nuovo metodo diagnostico per l’individuazione del tumore del colon-retto

Permette di effettuare una diagnosi a partire da campioni di sangue, individuando alcuni marcatori collegati allo sviluppo della malattia. L'innovativo test - un brevetto Unibo - è stato presentato a BioVaria, evento internazionale che riunisce i migliori scienziati europei, professionisti del trasferimento tecnologico, investitori e rappresentanti dell’industria biofarmaceutica


Un metodo innovativo per la diagnosi del cancro del colon-retto a partire da campioni di sangue. Lo ha realizzato un team guidato da Rossella Solmi del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna. L'invenzione, tutelata da brevetto, è in grado di individuare alcuni marcatori del sangue collegati allo sviluppo del cancro del colon-retto. Attraverso l’analisi di questi marcatori è così possibile sviluppare un metodo di screening diagnostico che unisce alta specificità e sensibilità. Una soluzione pratica e semplice che risulta così più accessibile, efficace e meglio accettata anche psicologicamente rispetto ad altri metodi attualmente in uso.

Il cancro del colon-retto è il terzo tumore più comune al mondo, con circa 1,7 milioni di nuovi casi diagnosticati nel 2015 e 832 mila decessi. L’indagine preventiva è un fattore essenziale per garantire l’individuazione della malattia ad uno stadio iniziale, assicurando così una maggiore possibilità di guarigione. La progressione da lesioni premaligne a carcinoma e metastasi, infatti, è relativamente lenta: in alcuni casi passano fino a 15 anni prima dello sviluppo della malattia. Agendo d'anticipo si ha quindi a disposizione un lungo periodo di tempo per effettuare la diagnosi.

Finora gli strumenti comunemente utilizzati per questo tipo di diagnosi sono il test di ricerca del sangue occulto nelle feci e la colonscopia. Il primo è però parzialmente condizionato da una non trascurabile presenza di falsi positivi (il paziente risulta positivo al test senza avere realmente la malattia). Il secondo metodo, più affidabile, è però assai invasivo per il paziente. Da qui è nata la necessità di ideare nuovi test di screening non invasivi e specifici, compresi quelli basati sui marcatori del sangue.


"L’obiettivo, perseguito dai centri di ricerca di tutto il mondo - spiega Rossella Solmi, ricercatrice Unibo che ha guidato lo studio - è quello di giungere alla 'biopsia liquida': un piccolo prelievo di sangue che permette di individuare i marcatori collegati allo sviluppo del cancro". Il nuovo metodo diagnostico brevettato dall'Alma Mater va in questa direzione. "Se sarà validato, il nostro test diverrà un’arma in più per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto, affiancandosi al test di ricerca del sangue occulto nelle feci e alla colonscopia. Ci auguriamo che i nostri marcatori possano un domani risultare tanto affidabili ed efficaci da competere con la colonscopia".

Per continuare la ricerca in questo campo e rendere il metodo ancora più affidabile, nei giorni scorsi è partita una campagna promossa dall’Università di Bologna per cercare volontari, tra tutto il personale dell’Ateneo, familiari e conoscenti compresi, che si sottopongano ad un prelievo di sangue. Inoltre, la Fondazione Enzo Piccinini ha lanciato una campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Rete del Dono per finanziare un assegno di ricerca dedicato.

L'iter di validazione e di perfezionamento di questa nuova tecnica, però, non si ferma qui: sarebbe infatti necessario ampliare il campione dei pazienti risultati positivi allo screening sulle feci. Con l’obiettivo di trovare dei finanziatori che possano supportare questa ulteriore sperimentazione, l’invenzione è stata presentata a fine aprile scorso a Monaco di Baviera, in occasione dell'undicesima edizione di BioVaria, evento internazionale che riunisce i migliori scienziati europei, professionisti del trasferimento tecnologico, investitori e rappresentanti dell’industria biofarmaceutica, per confrontarsi e discutere le tendenze emergenti nell’ambito delle Life Sciences e conoscere e avviare partnership tra il mondo accademico e quello industriale. La partecipazione a Biovaria è stata sponsorizzata e coordinata da Netval, l’associazione degli uffici di trasferimento tecnologico italiani che ha come obiettivo quello di valorizzare la ricerca universitaria nei confronti del sistema economico ed imprenditoriale, enti ed istituzioni pubbliche, associazioni imprenditoriali e aziende, venture capitalist e istituzioni finanziarie.